ROCCHETTA S.A.L.
La stazione di Rocchetta Sant'Antonio Lacedonia sorge come una enorme cattedrale negli spazi deserti e ventosi delle colline dell'entroterra foggiano. E' uno scalo molto ampio, punto di diramazione di ben 3 linee, tutte a binario unico e non elettrificate: dalla tratta che giunge da Foggia/Cervaro i binari si dividono qui in direzione di S.Nicola di Melfi e poi Gioia del Colle, verso Avellino e infine verso Potenza Inferiore. La stazione in sè non è altro che un grosso centro ferroviario sorto nel nulla, circondata al massimo da quattro case della frazione "Scalo" di 2 paesoni arroccati sulle colline ad una decina di kilometri di distanza ciascuno. Ma la ragione di esistenza di un siffatto punto è indubbiamente da ricercare nel passato della ferrovia, quando le strutture ancora esistenti trovavano pieno impiego. Anche oggi rimangono la rimessa a 2 vie per le locomotive e il ferrohotel, ma sono completamente inutilizzati.
La rimessa serviva un paio di locomotive a vapore usate come rinforzo ai treni più pesanti sulla linea di Potenza, che subito dopo la stazione verso Potenza sale visibilmente in quota, fino a raggiungere sulla cresta delle colline la fermata - ora semi-abbandonata - di Leonessa. Con la prepotente dieselizzazione di queste linee, avvenuta già negli anni '50/'60, il panorama della trazione si è popolato di automotrici e di D.341, con servizi locali e merci. Sulla linea di Potenza il merci è stato regolare e giornaliero fino ai primi anni '80, per poi sparire. La linea di Avellino è sempre stata quella più disgraziata e vedeva poche tradotte verso una cava di ghiaia presso la fermata di Monteverde; verso Gioia del Colle invece il traffico merci era inesistente. Negli anni la situazione è cambiata radicalmente, prima con l'arrivo delle D.345 e D.443, poi con l'inizio dei pesanti treni di autoricambi generati dal nuovo polo industriale Fiat a S.Nicola di Melfi.
Nei primi anni '90 anche il piazzale della stazione ha ricevuto alcuni profondi cambiamneti, con il riallineamento dei binari a coppie e con la costruzione di nuovi marciapiedi più ampii dei precedenti. Attualmente i servizi sulle varie linee sono molto diversificati, in base alla scarsa domanda che si registra sulle due linee peggio servite: quella per Gioia e quella per Avellino. Sulla linea di Gioia d.C. solo 3 coppie di treni viaggiano su tutta la tratta, mentre esistono altri 6 treni che fermano a S.Nicola a beneficio degli operai degli impianti Fiat. Sulla tratta avellinese, modernizzata dopo il terremoto dell'Irpinia ma mai decollata, solamente una tristissima coppia arriva a Rocchetta, rendendo di fatto questa ferrovia già pronta a scomparire. L'unica relazione che vede buon traffico è quella per Potenza, essendo la via di Foggia molto più breve rispetto al lungo giro via Battipaglia. Tutti questi servizi sono in carico ad automotrici: ALn.668.1900 di Foggia, ALn.663 di Benevento e per la sola linea avellinese ALn.668.1800.
Il discorso merci invece occupa ancora una parte di riguardo nelle incombenze giornaliere del DM a Rocchetta: fra Foggia e S.Nicola infatti sono ben 6 le coppie di treni in carico a doppie trazioni di D.345 o 443. Nonostante la recente crisi del settore auto, i treni si effettuano comunque in quantità, anche se il rispetto degli orari è - come sempre - una chimera. unica presenza di loco diesel su treni viaggiatori è sparita agli inizi del 1995, con l'ultimo treno navetta trainato da una D.445 e con la soppressione della sezione Foggia-Potenza di un espresso per Brindisi. Questa era in carico ad una D.445 tarantina da Foggia fino al capolinea. Ma è il paesaggio più di ogni altra cosa a colpire l'immaginario fotografico dell'appassionato: immense distese di orzo in primavera e brulle colline d'inverno fanno da sfondo ai treni che sfilano come su un enorme plastico a ferro di cavallo. Il forte vento, costante tutto l'anno (tra l'altro sfruttato da grosse pale eoliche per la produzione di energia elettrica), non permette la crescita di nessun albero e rende l'insieme molto simile a certi luoghi della Scozia.
Assistere in silenzio al passaggio di un lungo merci che serpeggia da un lato all'altro del vallone è qualcosa di rilassante, che compensa il gran senso di solitudine che ti accoglie tutte le volte che metti piede sui marciapiedi della stazione. Quale futuro per queste sensazioni? Probabilmente la linea di Avellino sparirà, perdendo la protezione politica che la tiene in vita ancora oggi. Il resto continuerà immutato per anni, salvo aggravii della crisi nel settore auto che inducano ad abbandonare anche gli impianti di S.Nicola. Se sarete in viaggio verso sud e passando per Foggia noterete un binario separarsi dall'Adriatica verso destra e perdersi in mezzo a verdi colline, ricordatevi di queste poche note: varebbe la pena di fermarsi e andare a verificarle!